Plant Therapy

Let’s talk about one of my favorite subjects: plants. Recently, it occurred to me to leave work with three plants. I know it is unusual, but it was the last day of a fair and many plants which had stayed five days under the awful and unnatural light of neon lamps were now condemned to be throwed away. That’s why I took three of them, I couldn’t have taken more because it would have been impossible to carry in the subway. I don’t know the species but there were two little and a big one which reminded me of the plants you could see in any hotel entrance, I could not walk unnoticed with this one. I had a sudden realization: plants have the special power to make people smile and talk to you, even in in a subway station, where hostility and nervousness seem to be the only emotions on people’s faces. On the underground time seems shorter and Parisians rush to take the train, to take a seat, to go to work, to go home often ignoring that there is a whole life also in the “metrò”: homeless people sleeping on a corner, lost pigeons flying above their heads, fruit and clothes vendors, Amnesty volunteers giving away leaflets… But things change with a plant. An old man with a huge faded tattoo on his right arm started talking to me, helping me to jump off the train and telling me how much he loved plants and how he liked to take care of bulbs. He even tried to guess to which species my plants belonged to. I decided to give him one of my plants and I saw him smile even more. I had made his day. It was so easy. When going home, I imagined a bit naively how easy it was to create a better environment simply by giving away plants. Maybe Greenpeace should start a new campaign to raise awareness on our menaced planet by giving away little cactuses, or maybe we could simply start to walk around Paris with plants in our handbags.

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Please let me know in a comment if you know which kind of plant I have adopted and how to take care of it!

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Vivere senza Internet

In principio c’era quel piccolo simbolino discreto nell’angolino in basso a destra dello schermo del computer. Quel simbolino tanto amato: tre archi e un puntino, il simbolino che ti segnalava che il wifi funzionava a meraviglia e che sì, potevi utilizzarlo e fare tutto quello che volevi, dal comunicare con ogni tipo di utente al creare blog e siti che potessero contenere piccoli mondi. In pratica ti si apriva un fantastico mondo virtuale su cui potevi navigare a piacimento: tra web-series, musica, newsletters, stories e tweets.

Poi niente.

Sono sbarcata in Francia e niente wifi da due settimane. Il che rende difficile ogni tipo di azione: dall’aprire un conto in banca al cercare la lavanderia più vicina a casa. Certo, ci sono i bar con il loro “free wifi” ben poco protetto e le biblioteche con orari di apertura esasperanti… Insomma, questi giorni mi stanno mettendo a dura prova e mi rendo conto solo adesso di come internet sia diventato un bene di prima necessità in moltissimi paesi in cui ogni tipo di iscrizione e pagamento è ormai on-line. Mi verrebbe quasi da consigliare, a chi cercasse il totale isolamento per gustare il brivido del selvaggio, stile “Into the wild”, di evitare di fare le valigie per l’Alaska e di provare, anche solo per un week-end a spegnere il modem e il 4G. Poi se vi piace vivere disconnessi, potete sempre prendere un biglietto di sola andata per il Grande Nord.

Insomma, in queste condizioni di forte isolamento ho cominciato a sviluppare un comportamento piuttosto scontroso verso 1. tutti quelli che dicono che vivere disconnessi faccia bene alla salute (sì, certo ma si dormono sonni più tranquilli una volta che le bollette sono state pagate). 2. Chi mi ha chiesto con nonchalance se a. avevo visto il matrimonio della Ferragni e b. quali siti preferivo per ascoltare musica.

Ma basta crogiolarsi sul proprio dolore, ho riscoperto l’importanza delle cartine-cartacee (anche se la lavanderia più vicina a casa non la indicano) e delle agende. Ho fatto una scorta abbastanza consistente di serie-tv in DVD e libri per affrontare un eventuale periodo di letargo. Ho inoltre iniziato una collezione compulsiva di volantini sui vari eventi che si terranno nella “ville lumière” nei prossimi giorni. Alcuni attenti osservatori potranno vedermi fotografare, discretamente, i manifesti di mostre e serate appesi lungo i piacevolissimi corridoi del metrò. Per finire, ho riacceso la radio, quella tradizionale, che mi tiene al corrente degli alti e bassi della politica francese e mi permette di ascoltare musica che non scoprirei mai in circostanze “normali”. Ogni tanto, ho la tentazione di accendere Shazam per scoprire di cosa si tratta ma stringo forte i denti e aspetto il giorno del mio ritorno trionfale.

Il salone del libro di Torino

Ogni anno, verso metà maggio, Torino organizza il Salone del libro. Per i lettori è una vera delizia. Quest’anno il salone iniziava giovedì 10 e finiva lunedì 14 maggio. Io sono riuscita ad andare il sabato, probabilmente il giorno più affollato della settimana ma ciò non toglie che sia stato un vero piacere. Intanto, Torino è fantastica, e questo probabilmente l’ho già scritto, ma ciò che mi ha proprio colpito è il viaggio per raggiungere il salone del libro…la metro si ferma a fermate quali “Dante” e “Carducci”. Se poi si va’ in direzione opposta al Lingotto, si può perfino scendere alla fermata “paradiso” (e bisognerà provare)…ma non è fantastico? Poi si arriva al Lingotto, quartiere tristino e…se ci si chiede dove sarà la fiera, basta seguire la fiumana di gente. Tantissime famiglie aspettano sotto al sole (era proprio necessario portare quei due gemellini di 2 anni? Con un passeggino lungo quanto una limousine?) e tu salti magicamente la fila perché hai scoperto quanto è comodo vivaticket. Colpo di scanner, la tua borraccia che ha fatto la guerra (talmente ammaccata che sembra un reperto archeologico) ti viene requisita e raggiunge un cassa piena di deodoranti, profumi, bottigliette.

Poi una volta dentro, confusione totale. C’è che distribuisce volantini, chi vuole arruolarti in marina, chi ti propone un caffè per promuovere la ricerca (l’ho preso ma mi sono dimenticata di metterci lo zucchero quindi brutto ricordo) e chi è perso e ti chiede indicazioni. Si, infatti ci sono 4 grandissimi padiglioni, ognuno con due o tre sale di conferenze. Il programma della giornata è lungo venti pagine quindi ti metti lì, armata di penna, a cerchiare le conferenze a) che non sono ancora cominciate b) che sono fisicamente raggiungibili in poco tempo e c) in cui non parlano persone troppo conosciute se no impossibile entrare (quella di Saviano era lunga chilometri, la gente si era seduta e giocava a carte). Risultato? Sono stata ad una conferenza di Goffredo Fofi (ma quanto è pessimista uno che insinua che nel futuro diventeremo tutti robot o selvaggi?!), una in cui presentavano il nuovo libro della scrittrice francese Delphine de Vigan, troverete una recensione del suo libro QUI in lingua francese e, infine, una conferenza in cui l’ospite d’onore non era altro che la Boldrini (è vedendola dal vivo che ti rendi conto che ha una faccia da tragedia greca).

Cartolina da Firenze

 

Firenze è una città che non lascia nessuno indifferente. Tutti la amano perché è bellissima, ci suonano le serenate su porte vecchio e piazza della signoria, ci sono gli Uffizi e l’Arno. Poi c’è chi la odia perché ci sono troppi turisti, la coda per entrare agli Uffizi è chilometrica e… ci suonano le serenate su ponte vecchio e piazza della signoria.

Quello che non mi piace di Firenze:

  • I “Diner” americani che hanno tanto successo in centro
  • Via guelfa e la sua sporcizia
  • Via nazionale: una via che collega il centro alla stazione di Santa Maria Novella. La sua caratteristica principale? È lunghissima da percorrere perché nera di turisti con tanto di trolley, cartina e sguardo perso alla ricerca di qualche albergo.
  • Santa Maria Novella e le sue nuove barriere che separano i binari dal resto della stazione
  • I tipi che lanciano in aria quegli oggettini lampeggianti che riescono a raggiungere velocità insuperabili e raggiungono le vette del campanile di Giotto
  • Non ci sono abbastanza giardini per i miei gusti (e quello dei Boboli è addirittura a pagamento)

Quello che mi piace di Firenze:

  • Non ci si annoia mai e ogni week end c’è qualche evento: concerto, mercato, maratona o altro…
  • Non è una città grande e se ci si incammina senza una meta ma col desiderio di scoprire qualche luogo segreto, non si è mai delusi. A volte ci si ritrova, dopo solo 20 minuti di camminata dal centro, su un colle toscano, tra cipressi ed ulivi. La vista non è mai deludente!
  • Fiesole: la collina più poetica che ci sia. Di recente ho scoperto che nel piccolo monastero che sovrasta il paese riposano una mummia umana e una mummia-coccodrillo. A Fiesole c’è anche una pasticceria buonissima chiamata “Alcedo”
  • I negozi di antiquariato di Santo Spirito
  • I panini del bar in Piazza SS. Annunziata
  • Camminare lungo l’Arno, nel parco delle Cascine
  • I mille bar/librerie. Questo week-end sono entrata al “Todo Modo” e ho scoperto che tutti i libri usati sono davanti al bagno. Il libraio, fonte di saggezza, mi ha detto che il bagno è l’unico posto rimasto in cui la gente è ancora capace di leggere…non posso dargli torto (due giorni fa’, in autobus ho visto una ragazza che leggeva e mi sono quasi commossa).
  • Quei piccoli posti che si scoprono un po’ a caso come la facoltà di archeologia in piazza san Marco o quella di zoologia, non lontano da palazzo Pitti
  • Le ville Medicee (ho visto la villa di Castello e la villa della Petraia, entrambe eccezionali…soprattutto i giardini).

Exam period

I really shouldn’t be writing on this blog right now because I should be studying “hard” for the January exams. Maybe you’ve studied in an Italian university or maybe not. In that case I have to explain you: exams in Italy last for ages. You start your exam period at the beginning of January and you never know when it will end (approximately at the end of February because lessons start in March). The fact is, for 30 or even 60 days you may be studying for exams!

That’s why after a dozen days of extreme concentration… you get a bit distracted (I cannot avoid thinking about Bridget Jones: in the second book, she has a whole day to write an article and she spends her day to manicure, sunbathe and stare out of the window).

So that’s what I’ve been doing:

1) I’ve spent most of my time on Instagram, I really like to watch others’ stories and I think I might get addicted to it (especially with the new filters and fonts)

2) I’m almost the last person on earth who doesn’t know yet who is the mother in “How I met your mother” and I’m trying to find out by watching the 7th and the 8th season. (I’m almost getting there so please don’t spoil)

3) Talking about series: I have finally converted my sister into a fan of “The Office” (so proud of her…apparently her favorite one is Stanley).

4) I’ve been thinking about where I would like to travel next. I have already told a couple of friends that I will go to Naples in February (ok, maybe I am a bit too self-confident).

5) I’ve been eating candies and fudge pop-corns and I’ve been drinking liters and liters of coffee (my body is now 70% of caffeine).

6) I check at least four times a day if some exam results were published.

7) I’ve been taking pictures of my dear plant Persilio II.IMG_4414

Le mie letture dell’anno

E per finire, ecco alcuni libri che ho letto in italiano:

Marzo: “Il palazzo degli specchi” di Amitav Ghosh

Un modo interessante e per niente faticoso di imparare la storia di quell’altra parte del mondo che ci sembra tanto lontana (India, Birmania…). Un’epopea che inizia dalla caduta della monarchia in Birmania e dura un secolo. Lo stile non è molto raffinato e i personaggi non sono abbastanza complessi per i miei gusti ma la lettura è piacevole e istruttiva.

Giugno: “Q” di Luther Blissett

Se state andando su Wikipedia a cercare il nome dell’autore, lasciate perdere. Prima di tutto perché, è risaputo, Wikipedia non è affidabile al 100%, secondo perché l’autore non esiste, si tratta di un collettivo di scrittori meglio conosciuti con il nome di “Wu Ming” (poi in realtà una pagina wikipedia di Luther Blissett esiste comunque!). La trama inizia a partire dalla riforma protestante e descrive un’Europa fuori controllo tra alleanze, guerre e rivolte. Mi ci è voluto un po’ per entrare nella storia (principalmente perché si svolge in mille posti diversi e gli scrittori hanno la mania di andare avanti e indietro nel tempo, stile regia di Nolan) ma la storia ti prende e ti libera solo alla fine delle 500 pagine. Ultima ragione per leggerlo: c’è un antagonista incredibile.

“C’è un tempo e un luogo per cui ogni cosa abbia un inizio e una fine. E poi ci sono cose che invece ritornano. Salgono a galla dagli anfratti dell’anima come pezzi di sughero sulla superficie di un lago. Quasi minacce oscure, o ragioni per vivere, vendette, frammenti, schegge.”

Agosto: “La ragazza dello Sputnik” di Murakami

Strana storia, scritta molto bene e con una svolta veramente inaspettata. Diciamo che dopo aver odiato “Norwegian Wood”, mi sono riappacificata con Murakami.

Dicembre: “I pesci non chiudono gli occhi” di Erri De Luca

Una raccolta di quei piccoli momenti dell’infanzia che saranno determinanti per la nostra vita da adulti. In questo romanzo, l’autore spiega quanto sia difficile e al tempo stesso stupendo compiere 10 anni. Un bel libro per finire l’anno.

Avete letto questi libri? Qualche opinione in merito? E soprattutto, qualche buon consiglio per il 2018?

Les meilleures lectures de cette année

Suite à mon article en anglais, voici les livres en français qui m’ont le plus inspiré:

Janvier: “Le Docteur Jivago” de Boris Pasternak

Un grand classique à lire uniquement en hiver, sinon il est très difficile de s’imaginer des énormes étendues de neige, la révolution d’Octobre, la guerre civile en Russie. Et puis c’est encore mieux si on est bloqués au lit par une engine…c’est le seul moyen de finir ce livre de longueur…russe.

Février: “D’après une histoire vraie” de Delphine de Vigan

Ce livre m’a été offert comme cadeau d’anniversaire et je l’ai vraiment bien aimé (merci!). L’autrice nous lance un défi: “puisque tu veux tout savoir de moi, je te raconte ma vie…à toi de voir si j’invente ou je te dis la vérité”. Si l’histoire commence de façon tout à fait vraisemblable (je manque d’inspiration pour l’écriture d’un livre, je rencontre une femme intéressante) elle s’enfonce vers une histoire de plus en plus étrange et inquiétante (la femme que j’ai rencontré par hasard à une fête devient une sorte de parasite, je dépends de plus en plus d’elle et elle m’empoisonne…spoiler!).

Avril: “99 Francs” de Frédéric Beigbeder

Livre assez controverse sur la société d’aujourd’hui (et l’empire tout-puissant de la publicité). La vision de l’auteur est un peu trop négative…mais chaque phrase a une profondeur en soi.

Octobre: “La traversée de la Mangrove” de Maryse Condé

Une façon comme une autre de visiter la Guadeloupe. Le même événement est vu à travers les yeux de différents personnages, tous seuls. Il y a beaucoup de poésie dans ce livre.

“Toi, tu crois que nous naissons le jour où nous naissons? Où nous atterrissons, gluants, les yeux bandés, entre les mains d’une sage femme? Moi, je te dis que nous naissons bien avant cela…”

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Novembre: “Apocalypse Bébé” de Virginie Despentes

Une lecture légère pour les mille aller et retours en train.

Ces livres vous disent quelque chose? Vous avez quelques conseils pour mes lectures en 2018?