Exam period

I really shouldn’t be writing on this blog right now because I should be studying “hard” for the January exams. Maybe you’ve studied in an Italian university or maybe not. In that case I have to explain you: exams in Italy last for ages. You start your exam period at the beginning of January and you never know when it will end (approximately at the end of February because lessons start in March). The fact is, for 30 or even 60 days you may be studying for exams!

That’s why after a dozen days of extreme concentration… you get a bit distracted (I cannot avoid thinking about Bridget Jones: in the second book, she has a whole day to write an article and she spends her day to manicure, sunbathe and stare out of the window).

So that’s what I’ve been doing:

1) I’ve spent most of my time on Instagram, I really like to watch others’ stories and I think I might get addicted to it (especially with the new filters and fonts)

2) I’m almost the last person on earth who doesn’t know yet who is the mother in “How I met your mother” and I’m trying to find out by watching the 7th and the 8th season. (I’m almost getting there so please don’t spoil)

3) Talking about series: I have finally converted my sister into a fan of “The Office” (so proud of her…apparently her favorite one is Stanley).

4) I’ve been thinking about where I would like to travel next. I have already told a couple of friends that I will go to Naples in February (ok, maybe I am a bit too self-confident).

5) I’ve been eating candies and fudge pop-corns and I’ve been drinking liters and liters of coffee (my body is now 70% of caffeine).

6) I check at least four times a day if some exam results were published.

7) I’ve been taking pictures of my dear plant Persilio II.IMG_4414

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Le mie letture dell’anno

E per finire, ecco alcuni libri che ho letto in italiano:

Marzo: “Il palazzo degli specchi” di Amitav Ghosh

Un modo interessante e per niente faticoso di imparare la storia di quell’altra parte del mondo che ci sembra tanto lontana (India, Birmania…). Un’epopea che inizia dalla caduta della monarchia in Birmania e dura un secolo. Lo stile non è molto raffinato e i personaggi non sono abbastanza complessi per i miei gusti ma la lettura è piacevole e istruttiva.

Giugno: “Q” di Luther Blissett

Se state andando su Wikipedia a cercare il nome dell’autore, lasciate perdere. Prima di tutto perché, è risaputo, Wikipedia non è affidabile al 100%, secondo perché l’autore non esiste, si tratta di un collettivo di scrittori meglio conosciuti con il nome di “Wu Ming” (poi in realtà una pagina wikipedia di Luther Blissett esiste comunque!). La trama inizia a partire dalla riforma protestante e descrive un’Europa fuori controllo tra alleanze, guerre e rivolte. Mi ci è voluto un po’ per entrare nella storia (principalmente perché si svolge in mille posti diversi e gli scrittori hanno la mania di andare avanti e indietro nel tempo, stile regia di Nolan) ma la storia ti prende e ti libera solo alla fine delle 500 pagine. Ultima ragione per leggerlo: c’è un antagonista incredibile.

“C’è un tempo e un luogo per cui ogni cosa abbia un inizio e una fine. E poi ci sono cose che invece ritornano. Salgono a galla dagli anfratti dell’anima come pezzi di sughero sulla superficie di un lago. Quasi minacce oscure, o ragioni per vivere, vendette, frammenti, schegge.”

Agosto: “La ragazza dello Sputnik” di Murakami

Strana storia, scritta molto bene e con una svolta veramente inaspettata. Diciamo che dopo aver odiato “Norwegian Wood”, mi sono riappacificata con Murakami.

Dicembre: “I pesci non chiudono gli occhi” di Erri De Luca

Una raccolta di quei piccoli momenti dell’infanzia che saranno determinanti per la nostra vita da adulti. In questo romanzo, l’autore spiega quanto sia difficile e al tempo stesso stupendo compiere 10 anni. Un bel libro per finire l’anno.

Avete letto questi libri? Qualche opinione in merito? E soprattutto, qualche buon consiglio per il 2018?

Les meilleures lectures de cette année

Suite à mon article en anglais, voici les livres en français qui m’ont le plus inspiré:

Janvier: “Le Docteur Jivago” de Boris Pasternak

Un grand classique à lire uniquement en hiver, sinon il est très difficile de s’imaginer des énormes étendues de neige, la révolution d’Octobre, la guerre civile en Russie. Et puis c’est encore mieux si on est bloqués au lit par une engine…c’est le seul moyen de finir ce livre de longueur…russe.

Février: “D’après une histoire vraie” de Delphine de Vigan

Ce livre m’a été offert comme cadeau d’anniversaire et je l’ai vraiment bien aimé (merci!). L’autrice nous lance un défi: “puisque tu veux tout savoir de moi, je te raconte ma vie…à toi de voir si j’invente ou je te dis la vérité”. Si l’histoire commence de façon tout à fait vraisemblable (je manque d’inspiration pour l’écriture d’un livre, je rencontre une femme intéressante) elle s’enfonce vers une histoire de plus en plus étrange et inquiétante (la femme que j’ai rencontré par hasard à une fête devient une sorte de parasite, je dépends de plus en plus d’elle et elle m’empoisonne…spoiler!).

Avril: “99 Francs” de Frédéric Beigbeder

Livre assez controverse sur la société d’aujourd’hui (et l’empire tout-puissant de la publicité). La vision de l’auteur est un peu trop négative…mais chaque phrase a une profondeur en soi.

Octobre: “La traversée de la Mangrove” de Maryse Condé

Une façon comme une autre de visiter la Guadeloupe. Le même événement est vu à travers les yeux de différents personnages, tous seuls. Il y a beaucoup de poésie dans ce livre.

“Toi, tu crois que nous naissons le jour où nous naissons? Où nous atterrissons, gluants, les yeux bandés, entre les mains d’une sage femme? Moi, je te dis que nous naissons bien avant cela…”

traversee de man

Novembre: “Apocalypse Bébé” de Virginie Despentes

Une lecture légère pour les mille aller et retours en train.

Ces livres vous disent quelque chose? Vous avez quelques conseils pour mes lectures en 2018?

3 Award-winning books of 2017

My good year resolution was to read as much as possible and to write about my readings afterwards. So here I am, writing a list of the best books I read this year. I have a favorite book for every month of the year, but these 3 are my favorite in english (coming soon: one article in italian and another in french…with the missing months).

May: “Heart of Darkness” by Joseph Conrad

That was a real discovery. I simply adored the book…for three reasons: firstly because it talks about travel. And that’s enough for me to be hypnotized. Then because it introduces you to the most villain and crazy character of the colonial literature: Kurtz (I won’t say more, just read it). And, thirdly, because you don’t get the meaning of at least half of the book. And the most obscure parts of the story fascinate you and you start wondering: “is there a hidden meaning I don’t get?”

When Conrad was a little chap. ("Heart of Darkness") #world #travel #summer

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July: “Down and Out in Paris and London” by George Orwell

2017 would have been meaningless without my dear George. The story talks about the author’s experience as a a homeless person in Paris and London. I already wrote about it here. There is a chapter where the author compares the different insults in Paris and London and I found it really funny (why should “vache”/ “cow” be an insult in France? Why such a charming animal?).

September: “The Buddha of Suburbia” by Hanif Kureishi

The best way to learn insults and London slang is to read this coming-of-age novel. To be sincere, there is not a real story but rather a lot of episodes with realistic and funny characters. It also makes you think about the conflict of identity that a teenager may face, especially if he has an English mother and an Indian father.

Have you read any of these books? And, most importantly, do you have any advice for my 2018 book-list?

Breve storia del passeggero di fianco

Ci si chiede sempre chi è il passeggero che ci sta seduto accento durante i lunghi viaggi. Per quanto mi riguarda, faccio fatica a spaccare il ghiaccio e, di solito, faccio fatica a scoprire chi è il mio vicino di sedile. Poi ci sono quegli eventi che, volente o nolente, ti portano ad iniziare una conversazione con chi ti sta seduto accanto, come ad esempio un problema tecnico che causa un ritardo di 3 ore al tuo treno.

E così, tra un commentino acido e uno scherzoso, ho fatto conoscenza col mio vicino. Era vestito elegante e aveva con sé una valigetta nera, come un uomo di affari, aveva i capelli tagliati cortissimi e i denti leggermente storti. A guardarlo sembrava un francese di origine africana che viveva da anni in Francia. In realtà il continente africano lo conosceva fin troppo bene. Mi disse che veniva dall’Eritrea. Quando scoprì che ero italiana mi disse che gli italiani avevano colonizzato il suo paese tanti anno fa’ e cercò di trovare nella sua lingua qualche traccia della lingua italiana, qualche connessione tra due passeggeri dalle storie completamente diverse che si ritrovavano a viaggiare vicini.

Mi disse che era un “refugee”, parlava un francese incerto che stava imparando con tanta fatica e ogni tanto tirava fuori delle parole in inglese perché gli riusciva più facile.

Mi disse che veniva da un paese strano, che aveva lo stesso presidente da molto tempo e di cui conosceva benissimo le prigioni. Aveva lasciato la famiglia indietro ed era partito, aveva lasciato quel posto che conosciamo così poco per far parte di tristi eventi che conosciamo molto meglio. Infatti, era stato sui famosi barconi, quelli che attraversano il Mediterraneo ogni giorno per raggiungere le porte dell’Europa, sui 400 passeggeri, 120 non ce l’avevano fatta. Lui invece era arrivato a Reggio Calabria, un posto che ancora riusciva male a pronunciare. Poi aveva attraversato l’Italia. Di Roma e di Milano mi disse che avevano stazioni pulite…certo non ero proprio della sua opinione specialmente per quanto riguarda Roma ma non ho voluto contraddirlo. Poi mi aveva nominato altre tappe famose di questo vagabondaggio verso la libertà: era rimasto per settimane bloccato a Ventimiglia, solo alla fine si era deciso e aveva attraversato il confine tra Italia e Francia a piedi. Ci aveva messo 3 ore. Poi era risalito fino a Calais, fino alla famosa giungla. Avrei voluto chiedergli di più sul suo soggiorno lì ma non ne ho avuto il coraggio, so solo che lì si era fermato a lungo nella speranza di passare l’ultima frontiera, l’ultimo muro: il canale della Manica e raggiungere il Regno Unito.

Alla fine era stato accettato dalla Francia. Lo avevano spedito al centro di accoglienza di Besançon e aveva fatto un viaggio giornaliero a Parigi per gestire i suoi documenti e per trovare lavoro.

Tutto quello che mi diceva, l’avevo già letto nei giornali. Mi faceva strano sentirlo raccontare, incontrare un testimone della tragedia che stiamo vivendo adesso. Avevo sempre letto i giornali e le notizie di questa tragedia come se si trattasse di una realtà parallela alla mia. Per quanto provassi dispiacere per le vittime, mi sentivo distante anni luce dai fatti narrati. La verità è che tutti noi inconsciamente sediamo vicino a qualcuno che ha vissuto di prima persona questa tragedia umana e che è consapevole di cosa vuol dire lasciare il proprio paese per un mondo migliore.

Postcard from Besançon

Last weekend I went to Besançon to meet Juju (for those who don’t know her you have to go back in time and to read very old articles about Swedish winter, Swedish stormy weather and Swedish drunk elks).

Besançon is a little town in France’s far East: not far from Switzerland. It is surrounded by hills with military forts on their top. The biggest fort is called “la Citadelle”, it was built by Vauban under the request of Louis XIV. The town is surrounded by the river Doubs and, if you were able to fly, you would see that the river takes the shape of a horseshoe.

What I will never forget about the weekend was the trip: I left a rainy Paris on Friday night…at first I didn’t want to leave my cosy flat to travel late and to wait in the cold of Gare de Lyon, but what motivated me was the fact that it would take me less than three hours to reach my destination. Of course I was wrong. The train stopped after just 20 minutes it had left the trainstation. Passengers waited patiently to know what will happen next, some of them were a little worried because lights went off several times. My biggest fear was to spend the night in rainy Paris. In some way, the train managed to arrive at Besançon Viotte…at 3 a.m.!

We had a really short night because in the morning I was itching for the city sightseeing. So, we hurried outside through the little charming streets of the centre. The weather was not kind to us because it rained, but we didn’t care: we saw the church of “la Madeleine”, we walked along the “Quai Vauban” and we discovered some green areas such as “Chamars” and “La gare d’eau”.

The towns smells like Middle Ages, fresh rain, “Lush” soap and scented tea.

The two main kind of shops you can find there are tea rooms and hipster/vintage dressing shops.

If you are wondering where you can drink the best tea in Besançon the answer will be quite hard to find because there are tea rooms almost everywhere and all of them look welcoming. Since there is some competition, every tea room is a little special: some offer home baked pies, some others cats (not to eat, just to cuddle), some others books and some others different types of pastries such as toddlers made of chocolate (true story!). I went to a tea room called “Bêtise et volupthe” which looks like the house of the Mad Hatter from “Alice in Wonderland”.

The next day, we went to the famous “Citadelle”. The place looks like a typical medieval fort but actually it is much more now: many museums were created in there but what I preferred was the zoo and the farm.

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Within “la Citadelle” many animals can be found: monkeys, tigers, sheep, goats, parrots and many more. Some of them wander around freely (of course I am not talking about the tigers!).

But of all the animals I had the chance to meet, Rango was the best. Rango is a beautiful and psychaedelic chameleon: you may find him in the lab of the insectarium. He lives in a little cage that he hates and spend his time planning a break out. He always tries to lift the cage cover up and to climb on the ficus above the cage. My friend Juju knows him well and she told me how fond he is of human beings (maybe he doesn’t know they are the cause of his imprisonment). He always tries to climb on people or falls on them when they get too near to the ficus. His jailbreaks are famous at the “Citadelle”: once he was found lying in the rubbish bin of the lab!

As all good things, all the weekends have an end…but I was very happy to spend some time in Besançon!

Cartolina da Jersey

Avevo voglia di andare all’estero ma ero troppo pigra per affrontare un lungo viaggio. E così mi sono imbarcata da Saint-Malo (Bretagna, Francia) in direzione di Jersey.

Per chi non lo sapesse, Jersey è una minuscola (o così sembra su una qualsiasi cartina) isoletta a due passi dalla Normandia ma pur sempre parte del territorio britannico e con una certa indipendenza.

Partendo dal nord della Francia, basta prendere un traghetto e fare un viaggio da un’ora e mezza. Ovviamente avevo sottovalutato il viaggio: il traghetto partiva alle 8 del mattino e mi sembrava un orario convenevole…in realtà non sapevo che bisognava presentarsi al porto un’ora prima per il controllo documenti…insomma, contando il tempo per raggiungere il porto, mi sono svegliata alle 5…viva le vacanze! Poi avevo dimenticato un altro dettaglio: nei viaggi in traghetto si può soffrire di mal di mare, specialmente se ci sono problemi al motore, il mare è mosso, hai bevuto solo del latte a colazione e una bambina ha appena vomitato davanti a te. Insomma, a 5 minuti dalla partenza già iniziavo a stare male e probabilmente si vedeva perché un’anonima mano provvidenziale mi ha passato un sacchetto senza che io chiedessi niente. Sono uscita barcollando verso l’aria aperta e avevo lo stesso equilibro dello zio Reginaldo negli “Aristogatti”. Il resto del viaggio sono rimasta attaccata alla ringhiera a guardare i nuvoloni atlantici.

Una volta arrivata sull’isola ho presentato la mia carta di identità che ha destato parecchi sospetti e domande del tipo “qual’è la tua professione?”, “Quali sono i motivi della tua visita?”. Poi c’è stata la grande sorpresa perché, appena uscita, mi sono ritrovata in un grandissimo porto e mi sono resa presto conto che Jersey non è proprio piccina piccina e che anche solo raggiungere l’ostello sarebbe stata un’impresa (poi si rimane sempre colpiti dalle macchine che sbucano a tradimento a sinistra)! Ma niente paura, dopo una breve tappa all’ufficio del turismo, mi sono incamminata dalla capitale St Helier al piccolo porto di Gorey, sulla costa orientale. La camminata è stata lunga e sono rimasta delusa dal fatto che non ci fossero veri sentieri ma solo piccole strade frequentate da bus e Porsche. In compenso, gli abitanti dell’isola sono estremamente gentili perché, dopo essermi persa in campagna, non solo mi hanno proposto aiuto ma alla fine mi hanno anche dato un passaggio.

L’arrivo a Gorey è stato magico: ci si ritrova in un porticciolo sovrastato da un’antica fortezza e composto da una fila di pub coloratissimi. Per di più, sono arrivata a bassa marea e mi ha fatto uno strano effetto vedere tutte le barchette dei pescatori stese sulla sabbia. Le maree sono un fenomeno che non smetterà mai di affascinarmi e cambiano completamente l’aspetto dell’isola che, in bassa marea, acquista un quinto in più del suo territorio.

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Per i restanti due giorni ho camminato in parte lungo la costa est fino alla baia di St Catherine (dove si svolgeva una gara di triathlon per bambini, in cui i pargoletti si tuffavano in acque ghiacciate e dopo aver fatto l’equivalente di una vasca avanti e indietro, correvano lungo il lunghissimo molo senza fiatare) e poi a nord, dove si possono ammirare le scogliere. La parte più selvaggia dell’isola è senza dubbio il nord dove c’è un posto alquanto inquietante chiamato “Devil’s Hole”: una gola profonda che si riempie di acqua durante le maree e che costituisce un serio pericolo per navi, nuotatori e turisti troppo curiosi che vogliono avvicinarsi al precipizio. I  soccorsi intervengono una o due volte l’anno per recuperare i curiosi, malgrado i cartelli di divieto ed una grande statua del diavolo a pochi metri di distanza.

Oltre alle passeggiate, quello che mi è piaciuto di Jersey è di trovarsi già in Regno Unito e di conseguenza, adottare delle abitudini “British”. Infatti era da anni che non prendevo un “afternoon tea” (purtroppo il bar aveva finito gli scones) e non mangiavo delle “Jacked Potatoes” in un autentico pub!