Il salone del libro di Torino

Ogni anno, verso metà maggio, Torino organizza il Salone del libro. Per i lettori è una vera delizia. Quest’anno il salone iniziava giovedì 10 e finiva lunedì 14 maggio. Io sono riuscita ad andare il sabato, probabilmente il giorno più affollato della settimana ma ciò non toglie che sia stato un vero piacere. Intanto, Torino è fantastica, e questo probabilmente l’ho già scritto, ma ciò che mi ha proprio colpito è il viaggio per raggiungere il salone del libro…la metro si ferma a fermate quali “Dante” e “Carducci”. Se poi si va’ in direzione opposta al Lingotto, si può perfino scendere alla fermata “paradiso” (e bisognerà provare)…ma non è fantastico? Poi si arriva al Lingotto, quartiere tristino e…se ci si chiede dove sarà la fiera, basta seguire la fiumana di gente. Tantissime famiglie aspettano sotto al sole (era proprio necessario portare quei due gemellini di 2 anni? Con un passeggino lungo quanto una limousine?) e tu salti magicamente la fila perché hai scoperto quanto è comodo vivaticket. Colpo di scanner, la tua borraccia che ha fatto la guerra (talmente ammaccata che sembra un reperto archeologico) ti viene requisita e raggiunge un cassa piena di deodoranti, profumi, bottigliette.

Poi una volta dentro, confusione totale. C’è che distribuisce volantini, chi vuole arruolarti in marina, chi ti propone un caffè per promuovere la ricerca (l’ho preso ma mi sono dimenticata di metterci lo zucchero quindi brutto ricordo) e chi è perso e ti chiede indicazioni. Si, infatti ci sono 4 grandissimi padiglioni, ognuno con due o tre sale di conferenze. Il programma della giornata è lungo venti pagine quindi ti metti lì, armata di penna, a cerchiare le conferenze a) che non sono ancora cominciate b) che sono fisicamente raggiungibili in poco tempo e c) in cui non parlano persone troppo conosciute se no impossibile entrare (quella di Saviano era lunga chilometri, la gente si era seduta e giocava a carte). Risultato? Sono stata ad una conferenza di Goffredo Fofi (ma quanto è pessimista uno che insinua che nel futuro diventeremo tutti robot o selvaggi?!), una in cui presentavano il nuovo libro della scrittrice francese Delphine de Vigan, troverete una recensione del suo libro QUI in lingua francese e, infine, una conferenza in cui l’ospite d’onore non era altro che la Boldrini (è vedendola dal vivo che ti rendi conto che ha una faccia da tragedia greca).

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Cartolina da Firenze

 

Firenze è una città che non lascia nessuno indifferente. Tutti la amano perché è bellissima, ci suonano le serenate su porte vecchio e piazza della signoria, ci sono gli Uffizi e l’Arno. Poi c’è chi la odia perché ci sono troppi turisti, la coda per entrare agli Uffizi è chilometrica e… ci suonano le serenate su ponte vecchio e piazza della signoria.

Quello che non mi piace di Firenze:

  • I “Diner” americani che hanno tanto successo in centro
  • Via guelfa e la sua sporcizia
  • Via nazionale: una via che collega il centro alla stazione di Santa Maria Novella. La sua caratteristica principale? È lunghissima da percorrere perché nera di turisti con tanto di trolley, cartina e sguardo perso alla ricerca di qualche albergo.
  • Santa Maria Novella e le sue nuove barriere che separano i binari dal resto della stazione
  • I tipi che lanciano in aria quegli oggettini lampeggianti che riescono a raggiungere velocità insuperabili e raggiungono le vette del campanile di Giotto
  • Non ci sono abbastanza giardini per i miei gusti (e quello dei Boboli è addirittura a pagamento)

Quello che mi piace di Firenze:

  • Non ci si annoia mai e ogni week end c’è qualche evento: concerto, mercato, maratona o altro…
  • Non è una città grande e se ci si incammina senza una meta ma col desiderio di scoprire qualche luogo segreto, non si è mai delusi. A volte ci si ritrova, dopo solo 20 minuti di camminata dal centro, su un colle toscano, tra cipressi ed ulivi. La vista non è mai deludente!
  • Fiesole: la collina più poetica che ci sia. Di recente ho scoperto che nel piccolo monastero che sovrasta il paese riposano una mummia umana e una mummia-coccodrillo. A Fiesole c’è anche una pasticceria buonissima chiamata “Alcedo”
  • I negozi di antiquariato di Santo Spirito
  • I panini del bar in Piazza SS. Annunziata
  • Camminare lungo l’Arno, nel parco delle Cascine
  • I mille bar/librerie. Questo week-end sono entrata al “Todo Modo” e ho scoperto che tutti i libri usati sono davanti al bagno. Il libraio, fonte di saggezza, mi ha detto che il bagno è l’unico posto rimasto in cui la gente è ancora capace di leggere…non posso dargli torto (due giorni fa’, in autobus ho visto una ragazza che leggeva e mi sono quasi commossa).

Oggi piove. #florence #italy #tea #merenda #library #caffè

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  • Quei piccoli posti che si scoprono un po’ a caso come la facoltà di archeologia in piazza san Marco o quella di zoologia, non lontano da palazzo Pitti
  • Le ville Medicee (ho visto la villa di Castello e la villa della Petraia, entrambe eccezionali…soprattutto i giardini).

Exam period

I really shouldn’t be writing on this blog right now because I should be studying “hard” for the January exams. Maybe you’ve studied in an Italian university or maybe not. In that case I have to explain you: exams in Italy last for ages. You start your exam period at the beginning of January and you never know when it will end (approximately at the end of February because lessons start in March). The fact is, for 30 or even 60 days you may be studying for exams!

That’s why after a dozen days of extreme concentration… you get a bit distracted (I cannot avoid thinking about Bridget Jones: in the second book, she has a whole day to write an article and she spends her day to manicure, sunbathe and stare out of the window).

So that’s what I’ve been doing:

1) I’ve spent most of my time on Instagram, I really like to watch others’ stories and I think I might get addicted to it (especially with the new filters and fonts)

2) I’m almost the last person on earth who doesn’t know yet who is the mother in “How I met your mother” and I’m trying to find out by watching the 7th and the 8th season. (I’m almost getting there so please don’t spoil)

3) Talking about series: I have finally converted my sister into a fan of “The Office” (so proud of her…apparently her favorite one is Stanley).

4) I’ve been thinking about where I would like to travel next. I have already told a couple of friends that I will go to Naples in February (ok, maybe I am a bit too self-confident).

5) I’ve been eating candies and fudge pop-corns and I’ve been drinking liters and liters of coffee (my body is now 70% of caffeine).

6) I check at least four times a day if some exam results were published.

7) I’ve been taking pictures of my dear plant Persilio II.IMG_4414

Le mie letture dell’anno

E per finire, ecco alcuni libri che ho letto in italiano:

Marzo: “Il palazzo degli specchi” di Amitav Ghosh

Un modo interessante e per niente faticoso di imparare la storia di quell’altra parte del mondo che ci sembra tanto lontana (India, Birmania…). Un’epopea che inizia dalla caduta della monarchia in Birmania e dura un secolo. Lo stile non è molto raffinato e i personaggi non sono abbastanza complessi per i miei gusti ma la lettura è piacevole e istruttiva.

Giugno: “Q” di Luther Blissett

Se state andando su Wikipedia a cercare il nome dell’autore, lasciate perdere. Prima di tutto perché, è risaputo, Wikipedia non è affidabile al 100%, secondo perché l’autore non esiste, si tratta di un collettivo di scrittori meglio conosciuti con il nome di “Wu Ming” (poi in realtà una pagina wikipedia di Luther Blissett esiste comunque!). La trama inizia a partire dalla riforma protestante e descrive un’Europa fuori controllo tra alleanze, guerre e rivolte. Mi ci è voluto un po’ per entrare nella storia (principalmente perché si svolge in mille posti diversi e gli scrittori hanno la mania di andare avanti e indietro nel tempo, stile regia di Nolan) ma la storia ti prende e ti libera solo alla fine delle 500 pagine. Ultima ragione per leggerlo: c’è un antagonista incredibile.

“C’è un tempo e un luogo per cui ogni cosa abbia un inizio e una fine. E poi ci sono cose che invece ritornano. Salgono a galla dagli anfratti dell’anima come pezzi di sughero sulla superficie di un lago. Quasi minacce oscure, o ragioni per vivere, vendette, frammenti, schegge.”

Agosto: “La ragazza dello Sputnik” di Murakami

Strana storia, scritta molto bene e con una svolta veramente inaspettata. Diciamo che dopo aver odiato “Norwegian Wood”, mi sono riappacificata con Murakami.

Dicembre: “I pesci non chiudono gli occhi” di Erri De Luca

Una raccolta di quei piccoli momenti dell’infanzia che saranno determinanti per la nostra vita da adulti. In questo romanzo, l’autore spiega quanto sia difficile e al tempo stesso stupendo compiere 10 anni. Un bel libro per finire l’anno.

Avete letto questi libri? Qualche opinione in merito? E soprattutto, qualche buon consiglio per il 2018?

Les meilleures lectures de cette année

Suite à mon article en anglais, voici les livres en français qui m’ont le plus inspiré:

Janvier: “Le Docteur Jivago” de Boris Pasternak

Un grand classique à lire uniquement en hiver, sinon il est très difficile de s’imaginer des énormes étendues de neige, la révolution d’Octobre, la guerre civile en Russie. Et puis c’est encore mieux si on est bloqués au lit par une engine…c’est le seul moyen de finir ce livre de longueur…russe.

Février: “D’après une histoire vraie” de Delphine de Vigan

Ce livre m’a été offert comme cadeau d’anniversaire et je l’ai vraiment bien aimé (merci!). L’autrice nous lance un défi: “puisque tu veux tout savoir de moi, je te raconte ma vie…à toi de voir si j’invente ou je te dis la vérité”. Si l’histoire commence de façon tout à fait vraisemblable (je manque d’inspiration pour l’écriture d’un livre, je rencontre une femme intéressante) elle s’enfonce vers une histoire de plus en plus étrange et inquiétante (la femme que j’ai rencontré par hasard à une fête devient une sorte de parasite, je dépends de plus en plus d’elle et elle m’empoisonne…spoiler!).

Avril: “99 Francs” de Frédéric Beigbeder

Livre assez controverse sur la société d’aujourd’hui (et l’empire tout-puissant de la publicité). La vision de l’auteur est un peu trop négative…mais chaque phrase a une profondeur en soi.

Octobre: “La traversée de la Mangrove” de Maryse Condé

Une façon comme une autre de visiter la Guadeloupe. Le même événement est vu à travers les yeux de différents personnages, tous seuls. Il y a beaucoup de poésie dans ce livre.

“Toi, tu crois que nous naissons le jour où nous naissons? Où nous atterrissons, gluants, les yeux bandés, entre les mains d’une sage femme? Moi, je te dis que nous naissons bien avant cela…”

traversee de man

Novembre: “Apocalypse Bébé” de Virginie Despentes

Une lecture légère pour les mille aller et retours en train.

Ces livres vous disent quelque chose? Vous avez quelques conseils pour mes lectures en 2018?

3 Award-winning books of 2017

My good year resolution was to read as much as possible and to write about my readings afterwards. So here I am, writing a list of the best books I read this year. I have a favorite book for every month of the year, but these 3 are my favorite in english (coming soon: one article in italian and another in french…with the missing months).

May: “Heart of Darkness” by Joseph Conrad

That was a real discovery. I simply adored the book…for three reasons: firstly because it talks about travel. And that’s enough for me to be hypnotized. Then because it introduces you to the most villain and crazy character of the colonial literature: Kurtz (I won’t say more, just read it). And, thirdly, because you don’t get the meaning of at least half of the book. And the most obscure parts of the story fascinate you and you start wondering: “is there a hidden meaning I don’t get?”

When Conrad was a little chap. ("Heart of Darkness") #world #travel #summer

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July: “Down and Out in Paris and London” by George Orwell

2017 would have been meaningless without my dear George. The story talks about the author’s experience as a a homeless person in Paris and London. I already wrote about it here. There is a chapter where the author compares the different insults in Paris and London and I found it really funny (why should “vache”/ “cow” be an insult in France? Why such a charming animal?).

September: “The Buddha of Suburbia” by Hanif Kureishi

The best way to learn insults and London slang is to read this coming-of-age novel. To be sincere, there is not a real story but rather a lot of episodes with realistic and funny characters. It also makes you think about the conflict of identity that a teenager may face, especially if he has an English mother and an Indian father.

Have you read any of these books? And, most importantly, do you have any advice for my 2018 book-list?

Breve storia del passeggero di fianco

Ci si chiede sempre chi è il passeggero che ci sta seduto accento durante i lunghi viaggi. Per quanto mi riguarda, faccio fatica a spaccare il ghiaccio e, di solito, faccio fatica a scoprire chi è il mio vicino di sedile. Poi ci sono quegli eventi che, volente o nolente, ti portano ad iniziare una conversazione con chi ti sta seduto accanto, come ad esempio un problema tecnico che causa un ritardo di 3 ore al tuo treno.

E così, tra un commentino acido e uno scherzoso, ho fatto conoscenza col mio vicino. Era vestito elegante e aveva con sé una valigetta nera, come un uomo di affari, aveva i capelli tagliati cortissimi e i denti leggermente storti. A guardarlo sembrava un francese di origine africana che viveva da anni in Francia. In realtà il continente africano lo conosceva fin troppo bene. Mi disse che veniva dall’Eritrea. Quando scoprì che ero italiana mi disse che gli italiani avevano colonizzato il suo paese tanti anno fa’ e cercò di trovare nella sua lingua qualche traccia della lingua italiana, qualche connessione tra due passeggeri dalle storie completamente diverse che si ritrovavano a viaggiare vicini.

Mi disse che era un “refugee”, parlava un francese incerto che stava imparando con tanta fatica e ogni tanto tirava fuori delle parole in inglese perché gli riusciva più facile.

Mi disse che veniva da un paese strano, che aveva lo stesso presidente da molto tempo e di cui conosceva benissimo le prigioni. Aveva lasciato la famiglia indietro ed era partito, aveva lasciato quel posto che conosciamo così poco per far parte di tristi eventi che conosciamo molto meglio. Infatti, era stato sui famosi barconi, quelli che attraversano il Mediterraneo ogni giorno per raggiungere le porte dell’Europa, sui 400 passeggeri, 120 non ce l’avevano fatta. Lui invece era arrivato a Reggio Calabria, un posto che ancora riusciva male a pronunciare. Poi aveva attraversato l’Italia. Di Roma e di Milano mi disse che avevano stazioni pulite…certo non ero proprio della sua opinione specialmente per quanto riguarda Roma ma non ho voluto contraddirlo. Poi mi aveva nominato altre tappe famose di questo vagabondaggio verso la libertà: era rimasto per settimane bloccato a Ventimiglia, solo alla fine si era deciso e aveva attraversato il confine tra Italia e Francia a piedi. Ci aveva messo 3 ore. Poi era risalito fino a Calais, fino alla famosa giungla. Avrei voluto chiedergli di più sul suo soggiorno lì ma non ne ho avuto il coraggio, so solo che lì si era fermato a lungo nella speranza di passare l’ultima frontiera, l’ultimo muro: il canale della Manica e raggiungere il Regno Unito.

Alla fine era stato accettato dalla Francia. Lo avevano spedito al centro di accoglienza di Besançon e aveva fatto un viaggio giornaliero a Parigi per gestire i suoi documenti e per trovare lavoro.

Tutto quello che mi diceva, l’avevo già letto nei giornali. Mi faceva strano sentirlo raccontare, incontrare un testimone della tragedia che stiamo vivendo adesso. Avevo sempre letto i giornali e le notizie di questa tragedia come se si trattasse di una realtà parallela alla mia. Per quanto provassi dispiacere per le vittime, mi sentivo distante anni luce dai fatti narrati. La verità è che tutti noi inconsciamente sediamo vicino a qualcuno che ha vissuto di prima persona questa tragedia umana e che è consapevole di cosa vuol dire lasciare il proprio paese per un mondo migliore.