La chiamano “Sindrome Erasmus”

La sindrome Erasmus si manifesta nel giro di pochi giorni che si è tornati a casa. La sindrome tocca in particolar modo i ragazzi sopra i 18 anni, studenti universitari. Gli esperti dicono che la sindrome tocca anche altre persone che hanno fatto esperienze similari…insomma chi è sotto i 70 anni è considerato come soggetto a rischio.

La sindrome presenta i seguenti sintomi:

– stanchezza (l’Erasmus stanca)

– nostalgia generale

– confusione linguistica

– per chi ha vissuto le giornate corte dei paesi nordici la confusione è anche legata agli orari dei pasti

– perdita di appetito (il paziente reagisce solo di fronte a vasa e kanelbullar)

– cefalea di fronte ai libri del nuovo semestre

– brividi e tremori…davanti a riferimenti casuali al paese ospitante (brividoni quando ho sentito che il servizio militare è stato reintrodotto in Svezia).

Ma tranquilli, questa sindrome è curabile e in alcuni casi anche prevenibile:

Prevenzione:

Durante il periodo Erasmus bisogna ricordarsi che c’è anche il momento del ritorno e che non è un momento troppo lontano…quindi prepararsi a vivere l’attimo ma allo stesso tempo a preparare il proprio ritorno tessendo una solida rete di alleanze sia nel paese conquistato che nel paese di origine. E poi certo, è imperativo tornare a casa con milioni di progetti: stage, viaggi, attività…

Cura: mettere in atto tutti i piani strategici elencati sotto contando sempre sulle alleanze.

In questi giorni sto attuando proprio la parte di cura bella, quella in cui si viaggia (ci sono medicine peggiori). E quindi ho deciso di fare proprio come facevo in Svezia. Durante l’Erasmus sapevo di “avere i giorni contati” quindi non perdevo la minima occasione per poter visitare i dintorni. E mi sono resa conto che , hei!, dopotutto questo lo posso fare anche in Italia. Anzi i treni costano meno e le distanze sono un tantino più corte (le 25 ore di pullman per raggiungere Kiruna sono ormai leggenda).

Quindi il week end scorso mi sono gentilmente fatta ospitare dalla sorellina a Torino e ne ho approfittato per girarmi la città. A Torino ho realizzato una cosa stranissima per quanto ovvia: l’orologio in Italia non si è fermato mentre ero in Svezia. Tutti: amici, famigliari hanno continuato ad avere la loro routine ma anche a vivere dei cambiamenti. E credetemi, anche se li sentite su Skype, ci credete quanto credete ad una serie tv particolarmente riuscita (con tanto di suspense). Poi quando scoprite dal vivo che la sorellina si è stabilita in una città nuova, con nuovi amici e nuove abitudini rimanete super colpiti e vi sentite pesare 6 mesi di più (insomma, invecchiate giusto la durata del vostro Erasmus).

Per la seconda parte della terapia bisognava andare a Bologna. E lì il retrogusto Erasmus c’era eccome. Ho scortato una ragazza Erasmus che faceva l’Erasmus in Italia! Ah, dimenticavo: altra cura è beccare altri Erasmus che ti possono raccontare delle loro scoperte e dei loro viaggi e che sono più che felici di poter ascoltare le tue peripezie. Interessante è la prospettiva di chi fa l’Erasmus proprio a casa tua! E poi dimenticavo quanto Bologna fosse affascinante. Ci sono passata tantissime volte a ogni volta me la ricordo in modo diverso. Questa volta ho visto il canaletto di via Piella e la piazza delle sette chiese. Poi ci è venuta voglia di andare a San Luca ma disastro…si può che i bus bolognesi siano così male indicati? Dovevamo prendere il 58 ma si trattava di un camioncino rosso che neanche per lontana idea avremmo potuto associare ad un comune bus! Alla fine questo ci ha lasciato più tempo per perderci nei vicoletti a nostro piacimento e per gustarci un gelato che mi ha quasi soffocato. E poi mi sono detta che era un’ottima scusa per tornare a Bologna e vedere anche la misteriosa abbazia della formiche…

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Cartolina dalla Bretagna…parte 2

Lo scorso articolo mi sono dimenticata di citare i luoghi. Rimedio subito.

Scorso articolo: le foto sono state scattate a Saint-Quay-Portrieux

In questo articolo: abbiamo fatto questo tragitto:

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nuvola     Fortunatamente ne siamo usciti sani e salvi…ma a quanto pare in Bretagne è molto comune passare da un tempo radioso allo schifo più totale nel giro di pochi secondi.

IMG_2616.JPG      La strada sembra sparire…dinardsables

Cartolina dalla Bretagna

Eccomi finalmente all’aria aperta. Dopo un mese e mezzo di grigiume parigino mi ritrovo in Bretagne! Si respira aria di vacanze e di salsedine.
Temperatura: 15° (pazzesco! Un’amica a Roma ha la stessa temperatura…solo che mi trovo molto più a Nord!)
Viaggio: Da Parigi, bastano 3 ore di TGV…e tanti soldi visto che la SNCF costa veramente tantissimo
Libri letti: Delphine de Vigan, “D’apres une histoire vraie”…catchy!

Ieri mi sono svegliata molto presto per i miei ritmi (le 7!!!) e mi sono diretta alla Gare Montparnasse sotto un cielo terso e un clima deprimente. Mi aspettavano 3 ore di assopimento e pseudo-lettura su un TGV.

Ogni tanto mi giravo dalla parte del finestrino per guardare la pianura monotona e villaggi grigi che si assomigliano un po’ tutti. È strano ma da quando sono tornata dalla Svezia ho realizzato che le case francesi non sono abbastanza colorate! Insomma, ci vuole poco a colorare una facciata…anzi bastano solo le tapparelle e va già meglio. E con questo chiudo una parentesi che riaprirò di sicuro in futuro.

Arrivo nella ridente località di St Brieuc (la “c” finale non si pronuncia…la lingua francese è piena di misteri e di eccezioni) e c’è un sole pazzesco. Di solito la Bretagne è reputata per il clima quasi scozzese. Due sono le specialità bretoni più importanti: la pioggia e i biscotti al burro (o il burro ai biscotti)…anzi le scatole di biscotti. Tutti i francesi che sono stati almeno una volta in Bretagne conservano gelosamente una scatola di biscotti di latta. A volte clima e biscotti sono strettamente correlati.DSC07029.JPG

 

Dopo un buon pranzetto a base d’anatra (che non sono in grado di tagliare). Si prende la macchina e si percorre la costa miracolosamente assolata. Per l’intero pomeriggio mi sono dimenticata che siamo ancora a Febbraio. Mi ha fatto un bene immenso rivedere il sole e girare senza giacca. Dopo tutti questi mesi in Svezia un clima mite dove l’uomo è in grado di sopravvivere senza maglia termica e passamontagna mi mancava.img_2527img_2543img_2532img_2544

E poi c’è dsc06977una cosa che non smette mai di stupirmi: il fenomeno delle maree. Noi mediterranei non siamo abituati a vedere un posto senza mare, delle barche chinate sulla sabbia, incapaci di galleggiare. Bellissimo. Poi ti viene voglia di camminare in quella specie di deserto umido dove un tempo (il mattino) ci fu il mare. Quindi ti incammini con gli stessi scarponi che ti accompagnarono a camminare sui laghi ghiacciati e sulla neve della Lapponia svedese. Solo che stavolta quest’iniziativa si rivela una vera stupidata. Dopo pochi passi in cui ti dici: “non male camminare sulla sabbia umida”, ti ritrovi impantanato e inizi ad affondare. I piedi sono incollati in queste sabbie mobili e ti lanci in acrobazie folli per riuscire a raggiungere le scale che riportano sul molo.img_2546

Ma è comunque da fare. Forse senza scarpe è meglio.

Abbiamo trascorso un ottimo pomeriggio a passeggiare lungo la costa, a guardare i bambini pescare granchi e a giocare all’impiccato sulla sabbia.

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No, non sto cercando un tesoro. Gioco all’impiccato 😛

Se devo essere sincera (lo so che qualcuno ci rimarrà male ma è da dire): l’oceano stravince sul mar Mediterraneo.

C’era un faro che mi ricordava una bellissima scena di “Moonrise Kingdom”.

Ho anche scalato qualche roccia e mi è venuto in mente lui:

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Adesso non posso né scendere e né salire!

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Twin Peaks: “My (B)log does(n’t) judge”

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Breaking news: I have decided that since my Erasmus is over and I have less trips in program, I will start writing about series or books I’ve watched/read. I promise I will try hard not to spoil anything (in spite of my “spoiler” nature!).
Name : Twin Peaks
Episodes : 8 (season 1)
Produced in the US by David Lynch and Mark Frost (1990-1991)

Dear all,

it’s true I am in Paris and I am supposed to enjoy the rich cultural life this city is able to offer. However, in these last days the weather was depressing. Believe me, when there is just a glint of sun I’m ready to leave the flat and walk in the streets (and take many pictures) but these moments are rather rare.

Instead I’ve discovered Twin Peaks. I’ve not really discovered it because I knew about it before, I had even started to see the first episodes two years ago…but then I promised eternal loyalty to my twin-peaks-buddy so I had to stop. Now I am with my twin-peaks-buddy again and we have plenty of time to watch it.

Little advice: many of you have already watched this masterpiece, but for those who haven’t yet…please find a twin-peaks-buddy. Firstly because some scenes are a bit scary. Secondly because you inevitably become a detective: too many stories disclose in front of your eyes and, it may seem strange, but you actually get to know more than what fiction-detectives are actually aware of.

But let’s get to the point: the series starts with the discovery of Laura Palmer’s corpse. She is obviously dead and wrapped in plastic. At the beginning we are shocked, just as the Twin Peaks inhabitants, by her murder. She was loved by everyone, was there any need to kill her? But as the story is unrolled, we are less shocked and many reasons arise to murder her.

Is it a common murder? Not at all, since also the FBI is involved (Agent Cooper) and many inexplicable events are directly linked to this homicide.

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You may have already heard or seen the famous red room!

It’s impossible to avoid getting involved. From a rather simple beginning the series gets more and more complicated and opens many secondary stories which are in some way all linked.

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These are the main characters and their bonds!

I watched only the first season who ends with no answer and even more questions. I hope to start the second season as soon as possible!

What I liked about this series is the fact that many genres are mixed together: soap opera, detective story and horror. The soundtrack is amazing: in just a few seconds it can change from a love theme to a horror one! The thing I mostly appreciated is the filming. The camera always focuses on objects: dominoes, mirrors, jewels and other stuff which doesn’t make sense at a first glance but then acquire meaning the more you watch.

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Twin Peaks plays on your perceptions: of course the stuffed bear does not represent a real danger but we can feel that Josie is or will be in danger!

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Vintage Mood!

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If you have already seen the series comments will be appreciated, otherwise have a look and let me know if you appreciated! No spoilers please.

My Erasmus Wall

My Erasmus has now totally ended (sigh!)…but I still have a picture to show: my Erasmus wall! I’m so proud of it but I also have to warn you: it doesn’t exist anymore…yes, this was my personal wall in my swedish flat and, a month ago, I had to clear out everything. Saaad.ricordi

I tried to recollect all the stuff in it, so: a) maps of Stockholm, my adventures are narrated HERE (but maybe you have already read them…and in that case…I’m a proud blogger). b) These maps remind me the beautiful week-end spent in Copenhagen (read and have a look at my pictures HERE ). c) The map of the cutest place ever to spend an erasmus semester: Göteborg (and sorroundings). d) instructions for voting for the Italian referendum…I have to say I felt very proud to vote in Sweden and to send my vote to the Italian embassy! e) Oslo: read my flashback HERE. f) HERE you find out more about the “not-so-northern-lights” and how in Sweden it can rain and snow at the same time. g) Still now, I can’t really pronounce or write the name of the castle we visited. I was brave enough to write the full name in THIS ARTICLE ! h) This recalls my day in Liseberg. Liseberg is the biggest theme park of all Sweden…and it’s in Göteborg! I spent a really lovely day there and I’m so proud to announce that I have survived to this crazy roller coaster:

I screamed so much that most of my friends in Italy could totally hear me. I really recommend it…mostly because you don’t have a clue of what’s going on when you are on it and then you feel proud for the whole day (not ready to do it again though!). i) This recalls the “true” story of the pig who luckily escaped the Vasa ship before the drama. If I got half of the story, this is thanks to the best interpreter and travel buddy ever: Hanna :-). j) This is a cinema ticket I bought for the Göteborg movie festival (which occurs in September). Movies are usually in English (sub Swedish) and I saw for the first time “The Shawshank Redemption”. It’s quite an old movie, I loved it and if you haven’t yet seen it…I have plenty of resons to push you to see it…but I think a trailer is enough to motivate you:

k) My big plan, during my semester abroad, was to learn a bit of German. Crazy idea since in the meantime I was also studying Swedish, but I still hung on my wall a nice drawing of a human body with all body parts written in German. l) this piece of paper is a game we played during the loooong bus trip from Abisko National Park to Göteborg Central Station: 25 hours of games (and difficult sleep). m) I also had time to go to the Opera (read HERE) ….but well, not the time to see the whole show ;-).

So, this is pretty much it. My Erasmus semester. Over in the blink of an eye but impossible to delete. I learnt really a lot: not just language-wise but also life lessons.

Most of all, I met new people that made me richer than I was, so thanks to my best Erasmus buddies and good luck for your next adventures (we will meet soon, Europe is a cosy little place, after all).

And this is also the only use I see of a wall. #MyErasmusWall

Parisianers

baby  “Le drame…je n’ai toujours pas reçu de goûter”facciamo-una-foto-al-treno“Direction place d’Italie, prochain train dans 1 minute…le suivant dans 5 minutes”stasera-a-cena-con-gli-amici  “Ce soir, les filles, ciné et p’tite bière…c’est moi qui offre!”monsieur-dans-le-metro“Figaro
Son qua!
Figaro qua,
Figaro la
Figaro qua,
Figaro la
Figaro su,
Figaro giù
Figaro su,
Figaro giù…”
vecchietta-art  “J’ai tout? ne pas oublier barquettes et petits écoliers…”

Maison et Objet: tra passeggiatine solitarie e caffè a scrocco

Cari lettori,

non avete idea di quanto il mio senso di colpa sia grande in questi giorni. Ho completamente tralasciato il mio blog. L’ultima volta che l’ho aggiornato mi trovavo nella gelida campagna francese a visitare castelli e ad ammirare capre. Molte cose sono successe nel frattempo. Ora mi trovo a Parigi e ho intenzione di restarci ancora un mesetto (bella eh la sessione invernale?!).

Che cosa ho fatto ultimamente? A parte aver speso un patrimonio nei bar parigini (che per la cronaca servono birre e caffè nettamente più costosi che in Svezia) ho cercato di rimediare cercando lavoretti super temporanei. Ho trovato un posto come hostess in una conosciutissima fiera di design d’interno chiamata “Maison et Objet” (Casa e Oggetto…fidati sono un linguista).

Il bello di questi lavoretti è che 1. puoi accedere a fiere che sarebbero altrimenti costosissime 2. vedi tutto quello che la gente normale che passeggia alla fiera non vede (tipo la preparazione e lo smontaggio degli stand) e 3. bevi caffè gratis (invece di sorseggiare i costosissimi caffè parigini… che poi si tratta sempre di brodaglia).

La mattina arrivavo prestissimo. Non vi dico la svegliataccia perché per raggiungere la fiera (a Villepinte) ci voleva circa un’ora di viaggio. All’arrivo avevo il salone tutto per me. Non poteva entrare nessuno tranne i dipendenti, quindi passeggiavo per il salone quasi deserto ammirando con calma e silenzio gli oggetti di design esposti (e parliamo di oggetti particolarissimi, stile lampade a forma di molecola e poltrone di cartone). Durante la passeggiata mattutina capitava di incontrare un dipendente con un carrello pieno di caffè fumante che distribuiva a destra e a sinistra. Eccezionale. Si, mi accontento di poco.

Poi iniziava la vera giornata lavorativa, e vai a ripetere le stesse cose tutta la giornata ai clienti. Stancante ma bello. Risulta che, come effetti secondari, ci si metta a proporre cataloghi nel sonno.

Da questa esperienza ho capito una cosa: poco importa quanto geniale sia il pezzo di design che esponi, la maggior parte della gente si fermerà a guardare solo il tuo prodotto più conosciuto (spesso non altrettanto geniale) solo perché va di moda.

Infine, l’ultimo giorno è la vera anarchia. A partire dalle 17.30 (anche se la fiera ufficialmente chiude alle 18) tantissimi clienti arrivano per ritirare tutti i prodotti esposti e partono le litigate per chi prende cosa. Poi alle 18 in punto da anarchia si passa al delirio. Le porte si aprono e arrivano folate di aria gelida, i visitatori spariscono quasi per magia, lo stand viene smontato in fretta e furia e la moquette viene tirata via lasciando il pavimento appiccicoso (un vero piacere per i piedi che già da giorni chiedono pietà).

Ecco qualche foto mossa che ho fatto con il cellulare (da vera reporter quale sono):

Tra pavoni dall’andatura bizzarra e caprette ingenue (castelli della Loira)

Durata viaggio: da Parigi 4 orette buone, da Göteborg…una quindicina contando aerei e attese
Temperatura: intorno ai -2°
Prezzo di un caffè: ancora niente caffè, attendo di tornare in Italia
Libri Letti: ancora le Rouge et le Noir, con la ferma intenzione (e, a questo punto, il proposito per l’anno nuovo) di cambiare libro nel prossimo articolo.

Cari lettori, scusate il lungo silenzio radio ma sono rimasta tramortita da viaggi e pranzi di Natale.
Sono appena tornata da un simpatico week end di famiglia passato sulla Loira ammirando castelli, tramonti e campi gelati. Sono partita per questa fantastica destinazione due giorni fa’, giusto il tempo di digerire i vari pranzi/cene di Natale.

In tre giorni, ho visitato tre castelli e dato un’occhiata furtiva alla città di Tours: 134.000 abitanti all’incirca, fu capitale di Francia a varie riprese e inoltre gemellata con Parma!

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I tre castelli che ho visto sono 1) Valençay 2) Clos Lucé 3) Chenonceau (il più carino, il più conosciuto e quello che proprio non poteva mancare).

Valençay è veramente carino, nei giardini potete incontrare pavoni dall’andatura alquanto bizzarra e caprette talmente ingenue che invece di mangiare le foglie secche che si ritrovano nel recinto, mangiano le foglie (identiche) che gli dai tu, dandoti una genuina soddisfazione e amore per la natura. Ah, si a quanto pare c’è anche un labirinto con porte che si potevano aprire solo con un codice, ma questo ve lo dico solo per sentito dire perché con la mia sista’ mi sono andata a prendere un tè caldo (c’è realmente freddo, sopra i livelli della Svezia). Quindi, 4 stelle al giardino e 2 stelle al castello perché a) non era riscaldato e b) le audio-guide erano imbarazzanti. Ogni volta che entravi in una stanza potevi digitare il codice che ti permetteva di sentire le spiegazioni stile: chi mai ha dormito qui? Ma quello che ti ritrovi ad ascoltare sono suoni di passi (il proprietario era zoppo) e dialoghi simulati tra nobili del XIX secolo.

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Clos Lucé: estremamente carino e piccolino. Ma: tantissima gente e il piano superiore è chiuso al pubblico(mia sorella rileggendo: “vabbeh, temporaneamente”). In compenso vedi tantissimi modellini delle invenzioni di Leonardo Da Vinci (si, ci ha vissuto Leonardo). Alcuni modellini sono esilaranti, mia sorella era molto divertita da uno strano incrocio tra un carro armato e una tartaruga…mi è un pochino difficile spiegarvi il suo funzionamento quindi vi lascio immaginare. Poi anche lì ci sono i giardini con altre invenzioni come quella per sollevare dei sassi. Leo, senza offesa, ma quella invenzione in cui sollevi sassi tramite una corda che tiri con tutte le tue forze è di un’inutilità senza precedenti (potresti sollevare il sasso mettendoci lo stesso impegno). Rimango pur sempre una tua ammiratrice.

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Arriviamo a Chenonceau, visitato il giorno più freddo. È un bellissimo castello, alcune sale sono riscaldate dagli stessi camini che riscaldarono François I, Catherine de Médicis e tutta la cumpa. Insomma, è emozionante potersi riscaldare al fuoco…il problema è che dopo non si vuole più venir via da lì! La particolarità del castello è che è costruito su un fiume (stile: naaah costruire un castello sulla terra ferma? Troppo banale). A Caterina de’ Medici ricordava il bellissimo ponte Vecchio di Firenze. Poi ci sono i giardini ma c’è troppo freddo per poterli esplorare a modo. Quindi eccovi un consiglio: visitateli nelle stagioni calde e soprattutto, se volete evitare i turisti, fatevi trovare puntuali all’apertura.

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Eccomi di ritorno a Parigi dove nuove avventure mi aspettano, ma queste le raccontiamo l’anno prossimo.

Smells like Xmas spirit…

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Now I can totally feel Christmas. Gothenburg is in the most complete dark (sunset at 15.30) but lights and decorations are everywhere. I was desperately looking for a Christmas market, and I found nice shops in front of Kronhuset, one of the oldest buildings of Gothenburg.

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This is the Christmas fika. (for those who don’t know what fika is, click HERE). Lussekatt is the typical pastry that you can eat during the whole Christmas period, especially the 13th of December, to celebrate Lucia. I found this pastry rather peculiar because it is made with saffron…I still have to decide if I like it or not.

Cartolina da…Göteborg! I musei

Bello avere un blog chiamato cartoline da Göteborg quando di Göteborg non se ne parla mai.

Rimedio subito e vi parlo di musei. Anzi, vi faccio una classifica dei musei che ho visto.

5-Museo del design Röhsskaimg_0461Questo museo si è meritato l’ultimo posto. Eppure avevo grandi aspettative! Si tratta di un museo del design principalmente di interni anche se tutta una sala è dedicata alla moda.

Allora, il museo è fornitissimo, per carità! Una volta dentro si ha l’impressione di vivere “in una galassia lontana lontana…”. Alcuni oggetti sembrano il risultato di un colpo di genio…altri di droghe pesanti. Ma il grande problema è che tantissimi oggetti super interessanti sono tutti ammassati in teche poco illuminate. Di spazio ce n’è, ma per qualche strana ragione gli oggetti vengono stipati al centro delle sale. Peccato anche per l’illuminazione…che è quasi inesistente. Decidete: volete essere ecologici o mostrarci oggetti di design?

In compenso il piano dedicato ai vestiti è molto carino.

4-Varldskulturmuseet

Si tratta di un museo delle varie culture nel mondo. Non credo ci sia una mostra permanente ma piuttosto esposizioni temporanee quindi non posso criticare in modo troppo aspro. Io ci sono andata in occasione di una serata universitaria dove offrivano cena vegana gratis e dove c’erano tutte le associazioni studentesche con il loro stand, le loro penne e le loro caramelle :-). Poi si, c’era la mostra. Non l’ho capita molto bene. Era una stanza in cui dovevi entrare scalzo perché camminavi su materiali diversi. All’entrata c’erano tantissime scarpe tipiche delle popolazioni di tutto il mondo. Poi man mano che esploravi potevi provarti dei cappelli diversi, suonare degli strumenti, arrampicarti etc. Insomma, gli argomenti di cui trattava la mostra non mi sono tuttora chiari ma vi posso assicurare che non c’è niente di meglio di vedere una quantità indefinita di studenti universitari tornare alla più tenera infanzia giocando scalzi.

3-Maritimanimg_0464Il Maritiman è il museo della marina, o per meglio dire, si tratta di barche di tutti i tipi e di sottomarini da visitare. Ovviamente sono barche galleggianti sul fiume che taglia la città (se qualcuno avesse un dubbio…). È molto interessante visitare barche di cui non conoscevi nemmeno l’esistenza, tipo la nave specializzata nel spegnere incendi. Solo che ci sono due scomodi inconvenienti: a) le navi puzzano di vernice, di chiuso, di pesce e di altre sostanze indefinite. E ovviamente si ondeggia. Puzza + dondolo = mal di mare. Si, anche senza prendere il largo avrete la possibilità di vivere la tipica sensazione di un marinaio alle prime armi. b) vi avverto che avrete paura. In pratica, per far vedere com’era la vita a bordo, sono state aggiunte delle statue di cera. Il problema è che non sono in tutte le stanze e ovviamente non puoi prevedere quando, nella tua esplorazione, ti ritroverai faccia a faccia con una di loro. Vi ho avvertito.

Ah e poi sconsigliati i tacchi. Impossibile passare in passaggi e scalinate stretti senza cadere.

In compenso il sottomarino è impressionante. Per chi è claustrofobico o sospetta di esserlo…meglio evitarlo.

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Il museo d’arte di Göteborg è imponente e estremamente fornito. Ad una prima occhiata sembra un tipico palazzone inquietante che risale al periodo sovietico (che la Svezia ha vissuto solo attraverso la sua architettura). Ma non fatevi impressionare e entrate a dare un’occhiata (gratuito per gli studenti). Ovviamente i pittori messi in risalto sono quelli scandinavi quindi aspettatevi a paesaggi rudi e innevati. C’è un minuscolo schizzo di Munch (vi sfido a trovarlo) e qualche Picasso e Monet. È l’occasione per scoprire quelle opere meno conosciute e per farsi prendere dalla pittura scandinava. Poi c’è il primo piano dedicato all’arte contemporanea. Lì sicuramente rimarrete stupiti dall’enorme statua di una pole dancer e da un tavolo da ping pong. Si, avete tutti i diritti di giocare a ping pong! Ci sono anche le mostre temporanee…in questo non posso essere d’aiuto.

1-UniverseumIMG_0489.JPGIl più bello per la fine. Cominciamo dalle brutte notizie: i prezzi sono elevati. Ma vi assicuro che è un ottimo investimento! Si sale con un ascensore di vetro fino all’ultimo piano e lì…vedrete gli squali svedesi e i serpenti più pericolosi del mondo (poco spaventosi perché mezzi addormentati, vi rassicuro…a vostra disposizione per una colta conversazione in serpentese). Poi c’è il piano esterno dove ci sono dei robot-mammut. Ecco se vi manca il tempo saltate questa parte, non ne vale la pena. Anche se avete tempo saltatela. Per favore.

E poi ci si inoltra nella giungla equatoriale. Ci si trova in una mega serra insieme ad iguane, scimmie, e uccelli…molto bello. L’umidità è quasi quella emiliana. L’esperienza è ancora più unica se, dalle vetrate della serra, potete vedere che fuori nevica. Gli altri piani sono dedicati ad alimentazione e sport. Poi c’è un bar con free wifi e torta alle carote da evitare.