Paris, 8ème

Eccomi di nuovo e stavolta a Parigi. È ormai da un mese che mi sono ristabilita nella capitale per un tirocinio che si trova in uno dei quartieri più conosciuti di Parigi: il 8ème, l’ottavo “arrondissement”, lì dove ci sono i Champs-Elysées e l’arco di trionfo.

Sia chiaro, in questo nuovo articolo non parlerò affatto del mio stage ma delle mie lunghe pause pranzo e di quello che mi permettono di vedere.

Ho ben due ore di pausa pranzo ogni giorno. Alle 12 esco dall’ufficio e non mi ripresento prima delle 14. Per quanto pensassi che due ore di pausa equivalessero a noia assicurata, in realtà mi rendo conto che c’è tanto da vedere e da fare. E quindi ultimamente ho osservato con attenzione il quartiere del 8ème e non me ne sono fatta una buona opinione.

Il 8ème è un quartiere snob: gli unici negozi che ci trovi sono quelli di “haute coûture” e ci sono solo due tipi di ristoranti: le catene che ti propongono pranzi con un familiare retrogusto di plastica e i ristoranti raffinati con ostriche, caviale e chi più ne ha più ne metta (e ci sono le sale da tè tipo “La Durée” in cui, per una merenda completa, spendi 27€).

#paris #nofilter

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Poi ci sono gli Hôtel ed è impossibile trovarne uno a meno di 4 stelle. Ti ritrovi a passeggiare davanti alle loro sontuose entrate in cui turisti noncuranti entrano in quello che sembra un piccolo angolo di paradiso (ora capisco come mai la via principale del quartiere si chiama “campi elisi”): mega lampadari, fiori, specchi. L’altra metà della gente che incontri davanti alle entrate sono gruppi di ragazzi tutti intenti a fotografare le coloratissime Maserati e Ferrari che sono parcheggiate davanti, e ti scappa quasi da ridere. A volte vedo gli uscieri in pausa sigaretta, l’unico momento in cui possono apparire imbronciati.

La cosa peggiore di tutta questa ricchezza è che fa’ un triste contrasto con quelle persone che dormono nelle strade: l’altro giorno, mentre uscivo dall’ufficio ho visto un gruppetto di 3 poliziotti che si avvicinava furtivamente ad un uomo che dormiva a due passi da un’illustre negozio di moda. L’hanno guardato, si sono guardati un po’ incerti e poi sono passati oltre senza sfiorarlo, più imbarazzati che altro. Anche io sono più sensibile alle persone che vedo dormire nella metro o vicino alle grate di aria calda. Ho appena finito “Senza un soldo a Parigi e Londra” (“Down and Out in Paris and London”) di George Orwell in cui lo scrittore narra delle sue esperienze di povertà nelle due capitali europee. È un libro che vi consiglio perché mostra con “humor” perfettamente inglese le differenze di stili di vita. Orwell parla anche della sua esperienza da lavapiatti nell’“Hotel X” (Hotel che descrive come uno dei più lussuosi di Parigi, forse proprio uno di quegli Hotel davanti a cui passo tutti i giorni…tanto si assomigliano tutti), dei due mondi che ci convivono, quello dei ricchi clienti e quello sotterraneo dei domestici. Conclude dicendo che non vorrebbe mai essere cliente dell’Hotel X perché non è pulito come sembra e il cibo viene maneggiato più o meno da tutti i dipendenti prima di arrivare sul tavolo del cliente.

Poi ci sono le ambasciate, e lì non si parla più nemmeno di suolo francese. Si tratta di palazzi sfarzosi ma assolutamente sigillati alla mia curiosità, la cosa simpatica delle ambasciate è che scopri Paesi di cui non sospettavi nemmeno lontanamente l’esistenza…e scopri quanto sei imbranato a ricordarti le bandiere.

Non lontano da alberghi e ambasciate si trovano i posti più turistici della città: l’arco di trionfo e il Trocadéro.

Mi viene il nervoso perché non sono ancora riuscita a salire sull’arco di trionfo, e tutte le volte che ci provo non ci riesco perché la fila è troppo lunga e le mie magiche due ore di libertà non bastano (anche perché devo anche mangiare!).

Per quanto riguarda il Trocadéro, ci sono già andata due volte. È pienissimo di turisti sotto sole, pioggia e probabilmente anche durante le bufere. Ma il posto mi diverte perché mi piace guardare i turisti che fanno selfie improbabili vicino alla Tour Eiffel e ci mettono tanta di quella concentrazione che quasi mi intenerisco (sia chiaro, non critico anche perché, come da tradizione, anche io mi faccio i selfie).

La petite pause déjeuner au Trocadéro. #paris #france #rainy #toureiffel #trocadero #eating #food #hungry #blackandwhite #prospect

Un post condiviso da Eleonora Gemmi (@ele_egg) in data:

Poi ci sono i parchi…o meglio se ne sente la loro mancanza. L’unico parco abbastanza grande nel quartiere è quello davanti al palazzo Galliera. Lì si raggruppano tutti i ragazzini che fanno il campo estivo e tutti gli stagisti squattrinati che non possono permettersi i ristoranti del quartiere e che si portano il classico panino (baguette con ingredienti a scelta e…burro!).

Insomma, tra alberghi, ambasciate e giardinetti, le mie pause pranzo si rivelano produttive!

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